Poco zucchero

Oggi - mentre il governo varava il decreto Englaro - a Condor abbiamo raccontato di un articolo sullo Herald Tribune a proposito di alcune località inglesi con nomi imbarazzanti o volgari, di cui gli abitanti si vergognano. E abbiamo chiesto agli ascoltatori se esistano casi simili anche in Italia: “se vivete in un posto di cui vi vergognate scriveteci”. Sono arrivate molte segnalazioni, anche se piuttosto leggere rispetto ai casi inglesi. E poi è arrivata questa: “Io vivo in un posto di cui mi vergogno. È l’Italia Google Reader (1000+)
Frattini: «Io in tv con la tuta? Ma se Obama era in shorts»
Si, ma Lui è Obama, Tu sei Frattini.
Corriere della Sera

Giovane legato a un albero e bruciato
vivo nel Catanzarese: è gravissimo

Per quelli a cui interessa il giorno per giorno Allora, ho letto l’intervista di Berlusconi su Libero. Non si capisce una mazza, malgrado i volenterosi tentativi dell’intervistatore. L’impressione è che anche lui non sappia bene che succederà. Comunque nell’ordine dice: - che la storia di Forza Italia, e i suoi valori, non si buttano alle ortiche all’improvviso - che Forza Italia non si può sciogliere per ragioni burocratiche, “ci sono rimborsi da prendere, bilanci da chiudere” - che il nuovo partito sarà un partito, e però sarà anche un “network”, che nascerà dai gazebo e non dalle segreterie, e che vi potranno anche partecipare degli altri partiti restando tali - che i militanti di Forza Italia potrebbero avere due tessere - che alle prossime elezioni ci va con il nuovo partito Wittgenstein
Censure Oggi sul Corriere un commentino di Dino Messina ripete la nota e condivisa considerazione per cui si deve permettere a tutti di parlare - compresi i nazisti negazionisti in questione, invitati e contestati a Oxford - e bisogna “combattere ogni atteggiamento censorio”. E va bene. Epperò. Tra il negare il diritto di parola e invitarti a dire le tue fesserie all’università esistono vie di mezzo. Non è che se io vado a protestare contro il mio rettore perché ha invitato un criminale antisemita a parlare all’università, sono un censore fascista. Sono solo uno che chiede che ci siano dei criteri decenti nella scelta di coloro a cui si offre un microfono, e che microfono. Non è che siccome tutti devono poter parlare, domani diamo una prima serata a Bernardo Provenzano (che sarebbe un successone). Parli Provenzano e parli Irving, se vogliono: ma non stiamo a insistere Wittgenstein